K: una tedesca che parla italiano

Dal 19 al 26 ottobre si svolge “K”, la grande fiera B2B che riunisce a Düsseldorf la filiera internazionale della plastica e della gomma. Fra i numerosissimi espositori italiani – 400 su un totale di 3000 – anche 15 Soci ACIMGA, a conferma del peso che riveste il packaging fra i settori di sbocco.

Materie prime e ausiliarie, macchinari e impianti, semilavorati di varia natura e, imprescindibili, i servizi e la Ricerca: le macro categorie che costituiscono la merceologia di K ben rappresentano la filiera di lavorazione dei prodotti di plastica, attraendo investitori dei mercati più vari, dall’aeronautica all’edilizia, passando per la chimica, l’agricoltura e molto altro, tempo libero compreso. Ma il packaging rappresenta il settore di riferimento per eccellenza come confermano indirettamente anche i dati PlasticEurope (Federchimica) sui consumi di materia prima: nel 2014 l’industria dell’imballaggio ha assorbito la quota più consistente di materia plastica (39,5%), prima del settore edile (20,1%) e a grande distanza da tutti gli altri (automotive 8,6%, industria elettrica ed elettrotecnica 5,7%, agricoltura 3,4% ecc.).

In Italia macchine in ripresa

L’investimento in presenze e aspettative alla K 2016 è “in fase” con il segnale positivo trasmesso dai mercati. Il comparto italiano delle materie plastiche – in particolare dei macchinari – appare in ripresa dopo anni di crisi: secondo Assocomaplast, non solo il 2015 è stato l’anno migliore di sempre in fatto di export, superando addirittura le prestazioni del 2007, ma hanno ripreso a investire, dopo una stasi di 6 anni abbondanti, anche i trasformatori nostrani.

A livello europeo, invece, gli ultimi dati disponibili (2014) disegnano una situazione tutto sommato consolidata. L’industria comunitaria di settore, composta da circa 62.000 aziende perlopiù medie e piccole, realizza un fatturato di 350 miliardi di Euro, con 1,45 milioni di occupati. Il suo contributo al saldo commerciale europeo – parliamo di materia plastica grezza e manufatti, dunque senza le macchine – è di 18 miliardi, con Turchia, Cina, Stati Uniti, Russia e Svizzera principali paesi di destinazione.

Ampliando la visuale, vediamo che il mercato mondiale negli ultimi 10 anni ha registrato una crescita del 30% a quantità, arrivando nel 2015 a produrre 320 milioni t di materie plastiche, anzitutto per opera della forte espansione della Cina, mentre gli Stati Uniti appaiono in lieve sviluppo.

Anche nel settore delle macchine per la lavorazione di materie plastiche e gomma, la Cina è il paese più forte del mondo con una quota del 33,4%, seguita da Germania (20,5%), Italia (7,8%) e Stati Uniti (7%).

Nel commercio, invece, sono i costruttori tedeschi di macchinari a guidare la classifica globale, con una quota del 24%: ben prima di Cina (13%), Giappone e Italia (entrambi con il 9%) e degli Stati Uniti (6%).

 


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