Il commercio mondiale continua a crescere, ma rallenta e diventa sempre più condizionato da geopolitica, dazi e riconfigurazione delle catene di fornitura. In questo scenario l’Italia mantiene una posizione di rilievo nell’export manifatturiero e la meccanica resta il primo settore per valore delle esportazioni, anche se il 2025 si è chiuso all’insegna della stabilità. Sono alcuni degli elementi di maggiore interesse per le imprese del settore che emergono dal Rapporto ICE 2025-2026 “L’Italia nell’economia internazionale”.

Il 2025 ha restituito un quadro dell’economia mondiale più resiliente di quanto inizialmente previsto. Nonostante l’inasprimento delle tensioni geopolitiche e commerciali, il commercio internazionale di beni e servizi ha continuato a crescere. Le prospettive per il 2026 sono però più prudenti: il FMI prevede un incremento degli scambi mondiali di beni e servizi del 2,8%, mentre per le sole merci l’OMC stima una crescita dell’1,9% e le più recenti valutazioni ICE-Prometeia indicano circa +1,6%.

Si tratta di un rallentamento che interessa direttamente i settori a maggiore vocazione internazionale, come quello italiano delle tecnologie e dei beni strumentali, e che si accompagna a una trasformazione più profonda delle dinamiche del commercio globale.

Uno degli elementi centrali del Rapporto è il crescente peso della geopolitica nelle decisioni di imprese e Paesi. Prezzi, costi logistici ed efficienza non rappresentano più gli unici criteri nella scelta dei mercati e dei fornitori: assumono sempre maggiore importanza la sicurezza degli approvvigionamenti, la diversificazione e il posizionamento dei Paesi all’interno delle diverse aree di cooperazione economica e politica. Un fenomeno ben rappresentato dall’evoluzione degli scambi statunitensi: nel 2025 le importazioni USA dalla Cina sono diminuite del 31,9%, mentre quelle provenienti da Vietnam e Taiwan sono cresciute rispettivamente del 35% e del 65%. Il Rapporto legge queste dinamiche come il risultato di una progressiva riconfigurazione geografica delle reti produttive internazionali. Le tensioni stanno inoltre tornando a esercitare una pressione significativa sulle supply chain. Il Global Supply Chain Pressure Index, dopo la normalizzazione del 2024-2025, è salito da -0,15 nel novembre 2025 a 1,82 nell’aprile 2026, il valore più elevato dalla crisi energetica del 2022. Per le imprese manifatturiere fortemente integrate nelle catene globali del valore, quindi, la gestione della supply chain e la diversificazione dei fornitori assumono una dimensione sempre più strategica.

Nel 2025 le esportazioni italiane di merci hanno raggiunto 643,2 miliardi di euro, con una crescita complessiva del 3,3% rispetto al 2024. La manifattura, che rappresenta oltre il 95% dell’export italiano di beni, è cresciuta del 3,2%, consentendo all’Italia di mantenere la quinta posizione mondiale tra gli esportatori di manufatti, con una quota del 3,26%. Nell’Area euro la quota italiana è salita all’11,87%. La crescita non è stata però uniforme tra i diversi comparti. La farmaceutica ha fornito il contributo maggiore, mentre **la meccanica, pur confermandosi il primo settore per valore delle esportazioni italiane, è rimasta sostanzialmente stabile** in un quadro di crescente incertezza commerciale.

I dati dell’appendice statistica quantificano con maggiore precisione il peso del comparto: nel 2025 le esportazioni italiane di macchinari e apparecchi hanno raggiunto circa 99,5 miliardi di euro, pari al 15,5% di tutto l’export nazionale di merci. Il valore è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2024. Le importazioni del comparto sono state pari a circa 42 miliardi, lasciando all’Italia un surplus commerciale di oltre 57,5 miliardi di euro. Un dato che conferma il ruolo strutturale della meccanica nella capacità competitiva e nella bilancia commerciale italiana, ma che allo stesso tempo evidenzia la necessità di monitorare attentamente l’evoluzione della domanda internazionale.

Il mercato statunitense mantiene un ruolo particolarmente rilevante per l’export italiano. Nel 2025 le esportazioni verso gli USA sono cresciute del 7,2%, raggiungendo 69,6 miliardi di euro. Gli Stati Uniti si confermano così il secondo mercato di destinazione dell’export italiano, alle spalle della Germania, aumentando il proprio peso dal 9,48% del 2021 al 10,83% nel 2025. A questa opportunità si affianca tuttavia un fattore di forte incertezza: il ritorno delle politiche tariffarie. Il Rapporto evidenzia come, dopo decenni di progressiva riduzione delle barriere commerciali, dal 2017 questa tendenza si sia arrestata. Storicamente i dazi sui **beni strumentali e intermedi** erano stati mantenuti particolarmente contenuti proprio per non compromettere la competitività delle imprese che li utilizzano nei processi produttivi; il nuovo scenario protezionistico modifica però progressivamente questo equilibrio. Per i produttori italiani di tecnologie industriali, quindi, la competitività sui mercati esteri sarà sempre più influenzata non soltanto dalle caratteristiche del prodotto e dal prezzo, ma anche dal quadro tariffario, dalle normative e dalla capacità di presidiare in maniera differenziata i diversi mercati.

L’andamento dell’export italiano nel 2025 mostra differenze significative tra i principali Paesi di destinazione. Accanto agli Stati Uniti (+7,2%), crescono Spagna (+10,6%), Svizzera (+16,3%), Polonia (+5,9%) e Francia (+5,3%). Particolarmente significativa è la crescita verso gli Emirati Arabi Uniti, +19,7%, che salgono a quasi 9,5 miliardi di euro di esportazioni italiane. Più difficile il quadro in alcuni grandi mercati: le esportazioni verso la Cina sono diminuite del 6,6%, mentre quelle verso la Turchia hanno registrato una contrazione del 23,1%. È quindi sempre più evidente l’importanza di una strategia di diversificazione geografica. Lo stesso orientamento emerge dalle politiche europee: di fronte alle tensioni commerciali internazionali l’UE sta accelerando la conclusione e l’ampliamento di accordi preferenziali con Paesi e aree extraeuropee, creando potenzialmente nuove opportunità di accesso ai mercati per le imprese europee.

Un altro dato significativo riguarda la struttura del sistema esportatore italiano. Nel 2025 il numero degli operatori all’export è diminuito del 6,7%, scendendo a 126.491, mentre il valore complessivo delle esportazioni è aumentato.La flessione riguarda soprattutto i micro-esportatori. Al contrario, gli operatori appartenenti alle fasce più elevate di export hanno continuato a crescere. La concentrazione è elevata: appena l’1,1% degli operatori, quelli con esportazioni superiori a 50 milioni di euro, genera il 60,2% dell’intero export nazionale. Il Rapporto evidenzia inoltre una forte correlazione tra continuità della presenza sui mercati internazionali e performance aziendale. Nel triennio 2023-2025 circa 82 mila imprese su 120 mila risultano persistentemente esportatrici. Queste aziende costituiscono il nucleo più strutturato del sistema e generano la quasi totalità dell’export. Il fenomeno è particolarmente evidente nella manifattura: le imprese integrate nelle reti produttive internazionali mostrano una propensione all’export e performance migliori. Le PMI non multinazionali concentrano circa metà delle proprie esportazioni nell’Unione Europea, seguita dagli altri Paesi europei e dal Nord America; nel manifatturiero prevale inoltre una forte integrazione attraverso l’importazione di beni intermedi destinati alla produzione.

Nel nuovo contesto globale emerge quindi un quadro fatto di opportunità e criticità. Da una parte, l’Italia continua a esprimere una forte capacità manifatturiera e la meccanica mantiene un ruolo centrale nell’export nazionale. Dall’altra, rallentamento del commercio mondiale, tensioni geopolitiche, barriere tariffarie, difficoltà logistiche e trasformazione delle catene globali del valore richiedono alle imprese un approccio all’internazionalizzazione sempre più strutturato.

Sul sito ICE è disponibile il Rapporto “L’Italia nell’economia internazionale” 2025-2026 unitamente alla Sintesi e all’appendice Statistica.

 

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