Il recente decreto fiscale pubblicato in Gazzetta Ufficiale introduce modifiche rilevanti alla misura Transizione 5.0, con effetti particolarmente penalizzanti per le imprese che avevano già avviato e completato investimenti sulla base del quadro incentivante originario.

In particolare, il provvedimento prevede un taglio del 65% del credito d’imposta per le aziende che avevano effettuato la prenotazione tra il 7 e il 27 novembre 2025, nonostante le rassicurazioni fornite dal Governo circa il mantenimento delle condizioni previste fino alla chiusura del Piano, fissata al 31 dicembre 2025. A questo si aggiunge l’esclusione di alcune tecnologie legate alle fonti rinnovabili, in particolare gli impianti fotovoltaici ad alta efficienza, su cui molte imprese avevano già investito.

Il carattere retroattivo della misura rappresenta l’elemento di maggiore criticità: incide su investimenti già realizzati e mina il principio del legittimo affidamento, con ripercussioni dirette sulla liquidità delle imprese in una fase economica già complessa.

Le preoccupazioni espresse dal Vicepresidente di Confindustria per le Politiche Industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli, evidenziano come il provvedimento rischi di compromettere il rapporto di fiducia tra imprese e istituzioni, elemento essenziale per sostenere gli investimenti e la crescita del sistema produttivo.

In linea con questa posizione, anche Federmacchine ha sottolineato la gravità della situazione, definendo i tagli “inaccettabili” e segnalando come molte imprese si trovino oggi a ricevere un beneficio significativamente inferiore rispetto a quello previsto, in alcuni casi persino meno favorevole rispetto al precedente regime 4.0.

In questo contesto, il sistema associativo chiede con forza un intervento correttivo urgente, volto a ristabilire condizioni di certezza e coerenza della politica industriale. Tra le richieste principali: il ripristino degli impegni assunti nei confronti delle imprese “esodate” del 5.0, l’introduzione di una soglia minima di incentivo e il reintegro delle tecnologie legate alle energie rinnovabili, in coerenza con gli obiettivi di integrazione tra transizione digitale ed energetica.

Per il settore del printing e del converting – ad alta intensità tecnologica e fortemente orientato all’export – la stabilità del quadro normativo e la credibilità degli strumenti di incentivazione rappresentano condizioni fondamentali per sostenere gli investimenti in innovazione, competitività e sostenibilità.

Alla luce delle criticità emerse, Acimga si è unita alle richieste di Confindustria e Federmacchine per l’apertura di un tavolo di confronto immediato con il Governo.

Alla luce di queste sollecitazioni, è stato convocato dal Ministro Urso, per domani 1° aprile, un incontro con le rappresentanze imprenditoriali.