Il Compendio Statistico StudiaBo di agosto 2026 mostra una capacità di tenuta superiore alle attese per quanto concerne il commercio internazionale, nonostante un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche, pressioni sui prezzi e forte incertezza. Nel primo semestre del 2026 gli scambi mondiali di beni hanno mantenuto un andamento positivo, rafforzando la propria traiettoria nel secondo trimestre. Per l’intero 2026, il commercio mondiale è previsto in crescita del 12,6% in dollari e del 9,4% in euro a valori correnti, sostenuto dalla resilienza della domanda globale e dall’aumento dei prezzi. Dietro al dato complessivo emerge tuttavia una forte polarizzazione: la crescita si concentra soprattutto nei comparti legati alla tecnologia e agli investimenti strategici, mentre altri settori mostrano un rallentamento.
Tra i principali driver figurano i beni ICT, sostenuti dallo sviluppo delle applicazioni legate all’Intelligenza Artificiale, e gli investimenti connessi alle transizioni digitale e green. I beni di investimento mantengono nel complesso una dinamica positiva, ma più moderata rispetto al 2025: per macchine e impianti destinati ai processi industriali, la crescita degli scambi mondiali in euro è stimata al +3,8% nel 2026, dopo il +7,8% del 2025.
Più complesso il quadro relativo al settore delle macchine e tecnologie per il printing e il converting. Le previsioni ExportPlanning indicano per il 2026 una riduzione del commercio mondiale del 7,3% per le macchine per cartiere e del 15,9% per le macchine per stampa ed editoria, a valori correnti in euro. Quest’ultimo dato arriva dopo una crescita dell’11,3% registrata nel 2025 e segnala quindi un significativo cambio di passo della domanda internazionale.
Il dato settoriale si inserisce in uno scenario in cui le opportunità di crescita diventano sempre più selettive. Per le imprese esportatrici assume quindi particolare importanza la capacità di monitorare tempestivamente l’evoluzione dei singoli mercati e di intercettare i cambiamenti della domanda, andando oltre la lettura dei soli dati consolidati. Un elemento potenzialmente favorevole per gli esportatori europei arriva invece dal cambio. Dopo il forte deprezzamento iniziato nel 2025, il dollaro ha mostrato un rafforzamento rispetto all’euro, con il cambio passato da una media di 1,18 dollari per euro a febbraio a 1,14 a luglio 2026. Secondo l’analisi, un euro meno forte rispetto alle attese potrebbe ridurre nella seconda parte dell’anno l’effetto penalizzante del cambio sulla competitività delle esportazioni europee.
I dati sulla produzione industriale completano un quadro caratterizzato da segnali contrastanti. A giugno 2026 la produzione manifatturiera italiana registra una variazione tendenziale del -0,1%, contro il +0,8% dell’Unione Europea. I beni capitali mostrano invece una crescita dello 0,8% in Italia e dell’1,6% nell’UE.
Nel perimetro settoriale analizzato dal report, la fabbricazione di macchine per impieghi speciali, categoria che comprende parti e accessori, registra in Italia una flessione dello 0,8%, a fronte di un +12,7% a livello UE. Sul fronte dei prezzi alla produzione, la stessa categoria mostra invece una dinamica contenuta: +0,3% in Italia e +1,2% nell’UE.
Nel complesso, il quadro delineato dal report StudiaBo evidenzia quindi un commercio mondiale ancora dinamico, ma con opportunità sempre più differenziate tra settori e mercati. In questo scenario, diversificazione geografica, monitoraggio dei mercati e capacità di intercettare tempestivamente i nuovi driver della domanda internazionale assumono un peso rilevante nelle strategie delle imprese.
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